INNERSPACE – SALTO NEL BUIO – review by CLAUDIA MARINELLI

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Regia: Joe Dante
Soggetto: ispirato al film “Viaggio allucinante” del 1966 e all’omonimo  romanzo di Isaac Asimov
Sceneggiatura: Jeffrey Boam
Montaggio: Kent Beyda
Scenografia: James H. Spencer
Fotografia: Andrew Laszlo
Musica: Jerry Goldsmith,  John Crawford
Effetti spciali: Al Broussard
Genere: Commedia – fantascienza
Cast: Martin Short, Meg Ryan, Dennis Quaid, Fiona Lewis, Kevin McCarthy, Robert Picardo
Produzione:  Michael Finnel e Steven Spielberg – U.S.A. 1987
Durata: 112 minuti
Premi: oscar per gli effetti speciali

Nel 1965 la 20th Century Fox commissionò ad Isaac Asimov un romanzo dal titolo “Fantastic Voyage” (in italiano “Viaggio allucinante”), che doveva essere la trasposizione letteraria dell’omonimo film di Richard Fleischer. Il libro uscì sei mesi prima del film ecco perché alle volte si è erroneamente ritenuto che il film fosse tratto dal libro del famoso scrittore di fantascienza.

Nel 1987 Jeffrey Boam, che scriverà la sceneggiatura di “Indiana Jones e l’ultima crociata” qualche anno dopo, si ispirò al film del 1966 per scrivere la sceneggiatura di questa esilarante commedia di fantascienza, che diventò un lungometraggio prodotto da Michael Finnel e Steven Spielberg e diretto da Joe Dante.

Tuck Pendelton (Dennis Quaid), scanzonato e scapicollato collaudatore d’aerei, si dimette dal suo incarico per partecipare a un  rivoluzionario esperimento: si farà miniaturizzare insieme a uno speciale sommergibile, sarà trasferito in una siringa e poi iniettato in un coniglio, per studiare il corpo della cavia dall’interno.

Il laboratorio però è attaccato dalla cricca di criminali con a capo la scienziata senza scrupoli Margaret Canker (Fiona Lewis) che vuole i microchip capaci di miniaturizzare e reingrandire gli oggetti e le persone,  per rivenderne la tecnologia, proprio mentre Tuck e il sommergibile vengono aspirati nella siringa. Il direttore dell’esperimento Ozzie Wexler (John Hora) scappa con la siringa, ma è inseguito e  fatalmente colpito da un sicario di Margaret in un centro commerciale. Proprio prima di morire Ozzie riesce a iniettare  Tuck  nel corpo di Jack Putter (Martin Short), un ipocondriaco e imbranato commesso di un supermercato,  in quel momento al centro commerciale.

L’attrezzatura del sommergibile permette a Tuck di connettersi al nervo ottico  e all’orecchio interno del commesso così da vedere attraverso i suoi occhi e a comunicare con lui. Tuck capisce che, per ragioni ancora a lui ignote, è all’interno del corpo di un uomo. Quando Tuck parla a Jack quest’ultimo prima pensa di essere diventato matto, poi di essere posseduto, infine si convince a collaborare con Tuck, anche perché l’aria nel sommergibile è limitata e se Tuck non uscirà in tempo morirà asfissiato.  Jack deve dominare le sue paure per raggiungere il laboratorio dove è stato fatto l’esperimento e dove i due apprendono che i criminali hanno rubato il microchip necessario al re ingrandimento del sommergibile. Tuck  chiede a Jack di trovare la sua ex fidanzata Lydia (Meg Ryan), giornalista di successo, con la quale ha avuto una storia alquanto burrascosa, finita un paio di mesi prima. Jack riesce a convincere Lydia ad aiutare lui e Tuck. I due si lanciano all’inseguimento dei criminali col microchip,  mentre i criminali già stanno cercando Jack per recuperare il sommergibile e Tuck  in quanto hanno scoperto che Tuck è stato iniettato nel suo corpo. Lydia si mette sulle tracce del Cowboy (Robert Picardo), sospettato di comprare e rivendere tecnologia segreta, che deve incontrarsi con Margaret Canker e la sua banda. Jack si farà coraggio e  metterà k.o il cowboy anche perché pensa che possa molestare Lydia, del quale si sta prendendo una cotta. Con la tecnologia a disposizione nel sommergibile Tuck riesce a controllare i muscoli  facciali di Jack e a farlo somigliare al Cowboy, per poter incontrare i criminali e rubar loro il microchip. Jack però durante l’incontro è troppo nervoso e ritrova le sue vere sembianze, così viene preso insieme a Lydia dalla Canker. Il commesso infine, ormai invaghito di Lydia, che però è ancora innamorata di Tuck, vince le sue paure e la sua timidezza, riesce a liberarsi e a scappare insieme alla giornalista. I due insieme rubano il microchip, ma prima di andarsene dal laboratorio della Cranker riducono tutta la banda di Margaret del 50%. Infine a tutto gas raggiungono il laboratorio e riescono ad  estrarre Tuck dal corpo di Jack e a riallargarlo     qualche secondo prima dell’esaurimento dell’ossigeno.  

Ritroviamo Tuck e Lydia appena sposati che stanno partendo per il loro viaggio di nozze. Tuck porta i microchip al posto dei gemelli della camicia. Jack, ormai sicuro di sé, riconosce il cowboy alla guida della limousine degli sposi e si lancia all’inseguimento della banda criminale anche se ridotta del 50%.

Se “Viaggio allucinante” era una drammatica avventura di fantascienza dove l’equipaggio della navicella miniaturizzata doveva salvare uno scienziato in coma, “Salto nel buio” è un’esilarante commedia di fantascienza che affonda le radici della comicità sull’idea della simbiosi.

La brillante sceneggiatura è una “macchina” ben oleata che “risucchia” lo spettatore in un mondo fantastico, come ogni buon film deve fare.   

Tuck e Jack non potrebbero essere più diversi, sia fisicamente sia di carattere. Entrambi però per salvarsi da morte certa devono accettarsi, imparare a conoscersi, dialogare, scambiarsi importanti informazioni. L’esperienza li cambia entrambi in uomini migliori.

Jack, interpretato brillantemente da Martin Short,  di media statura, non è particolarmente bello, manca di fascino anche se il fisico esile e scattante in qualche modo comunica simpatia.   Lo vediamo per la prima volta dal suo medico e capiamo al volo che è un timido ipocondriaco, abbastanza imbranato, nevrotico, con mille paure e un lavoro mediocre.

Tuck invece è un gran bell’uomo, affascinante, alto, muscoloso, con un sorriso accattivante. Ha un lavoro rischioso che ama fare.  Lo vediamo per la prima volta sbronzo e in uniforme, con quattro medaglie attaccate alla giacca, dunque un eroe, ma un eroe egocentrico. Sta offendendo con il suo inadeguato comportamento gli altri ufficiali presenti a una festa per piloti. È coraggioso e scapestrato sicuramente molto intelligente, ma superficiale nei suoi sentimenti. Sa di piacere alle donne e di avere un forte ascendente su di loro, e questa sua sfrontatezza gli allontana l’unica ragazza che ha amato.

Dal forte contrasto di queste due personalità in simbiosi nasce la comicità del film. Come farà l’imbranato Jack a salvarsi con dentro al suo corpo l’esuberante Tuck, e a salvare quest’ultimo?

Jack  è restio  a fare ciò che Tuck gli ordina, ma non ha altra scelta se si vuole salvare: deve cambiare e superare le sue paure. Lydia lo ammalia, ma Tuck gli insegna a non farle prendere il controllo della situazione e lui impara a gestire il rapporto con l’atro sesso ascoltando i consigli di Tuck, ma filtrandoli con la sua natura fondamentalmente gentile.

Tuck non ha altro modo per convincere Jack che è dentro il suo corpo che  le maniere forti, ma non riuscirà a fargli ripetere gli improperi che lancia quando entrambi saranno al laboratorio e dovrà promettere di non causare dolore fisico al corpo che lo ospita.  Jack lo obbliga a riflettere sull’esperienza unica che sta facendo: vedere parti di sé che nessuno potrà mai vedere. Il commesso gli ricorderà quei piccoli difetti di Lydia che la rendono unica e bellissima ed infine sarà lui a “smontare” l’arroganza di Tuck dicendogli che Lydia si merita un ragazzo migliore. Tuck si arrabbia ma per la prima volta si vede attraverso gli occhi di un altro e si mette in discussione.

Alla fine del film, dopo rocamboleschi inseguimenti nel mondo all’esterno e viaggi perigliosi all’interno del corpo umano, i due personaggi saranno cresciuti e cambiati per sempre in meglio.

Questa commedia aveva bisogno di interpretazioni capaci di valorizzare gli incalzanti dialoghi e la scelta degli attori non poteva essere più riuscita.

Bravissimo Martin Short che, nonostante le situazioni assurde dove il suo personaggio viene catapultato,  non è mai sopra le righe rimanendo credibile dall’inizio alla fine. Indovinata la scelta di Dennis Quaid per interpretare Tuck, sia per il suo aspetto fisico sia per il suo sorriso particolare che lo rende simpatico a prima vista. L’incantevole Meg Ryan, all’inizio della sua carriera,  mantiene la sua eleganza e distinzione pure interpretando  alla perfezione un ruolo comico.

Una menzione speciale si deve alle splendide se non sbalorditive ricostruzioni degli organi del corpo umano, visti da occhi piccoli quanto una cellula, e al sorprendente quanto accurato e plausibile viaggio della navetta all’interno di essi e dei loro misteri: i ritmi delle pulsazioni del cuore che seguono i sentimenti del suo proprietario, la tempesta del mare di succhi gastrici, il tetto di cellule di grasso, le corse dei globuli rossi, quasi dei cavalli al galoppo. L’oscar per gli effetti speciali è stato meritato.

Una commedia fantastica, dunque, divertente che ci permette di saltare a piedi pari nel mondo della fantasia e forse  di fermarci poi a riflettere, dopo aver palpitato e riso insieme ai personaggi, sul nostro bellissimo, affascinante e ancora incredibilmente misterioso corpo umano.

Director: Joe Dante
Story: inspired by1966 movie “Fantastic Voyage”  and Isaac Asimov’s novel with the same title.
Screenplay: Jeffrey Boam
Editing: Kent Beyda
Art direction: James H. Spencer
Fotography: Andrew Laszlo
Music: Jerry Goldsmith,  John Crawford
Special effects: Al Broussard
Genre: Comedy – Science fiction
Cast: Martin Short, Meg Ryan, Dennis Quaid, Fiona Lewis, Kevin McCarthy, Robert Picardo
Produzione:  Michael Finnel e Steven Spielberg – U.S.A. 1987
Length: 112 minutes
Oscar for the special effects
 

In 1965 20th Century Fox  commissioned Isaac Asimov to write a novel whose title had to be “Fantastic Voyage”, a literary account of Richard Fleischer’s movie. The book was released six months before the film,  and this is why it is often believed that the long feature was inspired by the famous science fiction’s novelist.  

In 1987 Jeffrey Boam (who wrote “Indiana Jones and the Last Crusade a few years later) drew on the 1966’s movie to write the screenplay of “Innerspace” a exhilarating science fiction comedy.

 Disgraced test pilot Tuck Pendelton (Dennis Quaid), resigns  to participate in a top secret government experiment: he will be miniaturized inside a special submarine and will be first transferred into a syringe, then injected into the body of a rabbit to study the animal. Tuck carries the microchip that enables him to re-enlarge.

A band of criminals, spearheaded by the scientist Margaret Canker (Fiona Lewis) attacks the lab where the experiment takes place as Tuck in his submarine have just been transferred into the syringe.  Margaret wants the microchips that can miniaturize and re-enlarge  objects and people. The experiment’s director Ozzie Wexler (John Hora) manages to escape with the syringe, but the criminals chase him and strike him dead in a mall. Before dying Ozzie manages to inject Tuck into Jack Putter’s (Martin Short) body. Jack is an hypochondriachal, clumsy cashier in a supermarket, that happens to be at the mall at that very moment.

The submarine equipment allows Tuck to connect with Jack’s eyes and ears and he soon can see with his host’s eyes and hear through his ears. Tuck understands that, for unknown reasons to him, he’s in a man’s body. Tuck starts talking to Jack  who is very worried about the voice he hears inside his body. Jack first thinks he’s crazy, then possessed, and finally Tuck convinces him to collaborate, for the oxygen in the submarine is limited and if Tuck can’t get out of Jack’s body in time, he’ll re- enlarge and they’ll both die. Jack must dominate his fears to reach the lab  where the experiment took place. The two men learn that a band of criminals stole the microchip that miniaturized Tuck. The pilot asks Jack to look for his ex girl friend, Lydia (Meg Ryan), a successful journalist, with whom the pilot was involved in a controversial relationship. Jack finds Lydia and manages to convince her to help him and Tuck.  The three of them start looking for  the criminals and the microchip, but  Margaret Cranker is already chasing them, for she has discovered that Tuck is inside Jack’s body. Lydia follows the Cowboy (Robert Picardo), who might buy and sell secret technology, because he might meet with Margaret Canker and her band. Jack, who is falling for Lydia, will have to be courageous to fight and tie the Cowboy up, and he also fears he might annoy Lydia. With the submarine technology’s help  Tuck  manages to control Jack’s facial muscles and make him look like the Cowboy to attend the meeting with Cranker in his place, and steal the microchip. Unfortunately Jack is too nervous, he  can’t control his muscles and he and Lydia are caught and locked up.  Margaret miniaturizes one criminal and injects him into Jack’s body to look for Tuck, kill him and steal the microchip necessary for the re-enlargement. As Jack is  about to be injected again with a new criminal miniature, Lydia manages to free herself, free Jack and lock up all the criminals in the miniaturizing chamber where, with the cashier’s help, she reduces them, with the just stolen microchip, to 50% of their size. Finally Jack, who has fallen in love with Lydia, who’s still in love with Tuck, overcomes his fears  and his shyness, and rushes to the lab, as Tuck fights and overcomes the criminal that was placed into Jack’s body. They finally reach the laboratory and Tuck is extract from Jack’s body. 

We then see Tuck and Lydia just married, they’re leaving for their honeymoon. Tuck wears the microchips as shirt cuffs.  Jack is now self confident, and recognizes the Cowboy as the limousine’s driver, so he starts chasing the criminal band again while it’s reduced to 50%.

 

 “Fantastic Voyage” is a dramatic adventurous  science fiction story where  the ship’s miniaturized crew had to save a scientist from coma.  “Innerspace” is an exhilarating science fiction comedy that relies on the symbiosis idea to make us laugh.  

The brilliant screenplay is a very well oiled “machine” that raptures the spectator in a fantastic world, as any good movie should do.    

Tuck and Jack couldn’t be more different: they have different bodies as well as opposite  personalities. In order to save themselves they have to learn to accept each other, to know each other, talk,  exchange important information, and finally like each other. The experience will change them both into better men.

Jack, a brilliant Martin Short, is not too tall, not too handsome, he lacks charm, although his thin and nimble body somehow communicates empathy. We see him for the first time at his doctor’s office and we understand right away that he’s a shy hypochondriac, pretty clumsy, neurotic, with many fears and a mediocre job.

Tuck on the contrary is a very handsome man, full of charm, he’s tall, has good muscles, and a beautiful smile. The job he loves makes him take risks  all the time. We see him for the first time drunk, in a uniform with four medals on the jacket, so we know he’s a hero, but an egocentric hero. With his inadequate behavior, he offends other officers present at a party for pilots. He’s courageous, very intelligent but with superficial feelings.  Women love him, but this side of his personality pushes away the only woman he ever loved.   

The  movie humor comes from the contrast between these two personalities that must live in symbiosis. How will the clumsy Jack manage to save himself with the exuberant Tuck inside him?

Jack doesn’t want to do whatever Tuck orders him to do, but he has no choice if he wants to live: he must change and overcome his fears. Lydia enchants him, but Tuck teaches him to take control of the situation, he learns then  to manage his relationship with a woman by listening to Tucks’ advice, and he filters it through his gentle nature.  

Tuck  at the beginning has to convince Jack to collaborate, but he won’t be able to make Jack repeat his bad language when they reach the laboratory,  and is obliged to promise his host that he won’t hurt his  body. Jack causes Tuck to think about himself, and the unique experience he’s having: he can actually see parts of Jack’s body that Jack will never be able to see himself. The cashier will remind Tuck of Lydia’s little behaviors,  that make her unique and beautiful, and finally he will counter the pilot’s arrogance by telling him he doesn’t deserve Lydia. Tuck gets angry but for the first time he can see himself through the eyes of somebody else and starts reconsidering his values.   

At the end of the movie, after tremendous chases in the external world, and  dangerous trips inside the human body, the two characters will have grown and changed forever into better men.

The movie needed brilliant acting performances  that could  enhance the pressing dialogues, and we can only agree with casting for the choice of actors, perfect for the characters.   

Martin Short is very funny but, although his character has to live absurd and surreal situations, he’s never over the edge, he’s credible until the end. Dennis Quaid is perfect as Tuck, for his physical aspect, and for his special smile that makes the public like him right away. Charming Meg Ryan, at the beginning of her career, moves with tact and class through the whole movie without taking anything away from the funny side of her character.

We also have to mention the splendid and astounding reconstructions of the  human body’s organs, seen through eyes as small as a single cell. The voyage through the human body not only is plausible  but very accurate and opens our minds to the mystery of the inner body: the heartbeats’  rhythm, that follow the person’s feelings, the tempest of gastric fluids,  a scary dark sea, the roof of fat cells,  and the racing red cells,  that look like running horses. The movie deserved to win the Oscar for special effects.

“Innerspace” is a fantastic, funny comedy, that allows us to jump with both our feet into the beautiful and  fantastic world of our imagination but, after having laughed and palpitated with the characters, it also might make us think about, and admire our beautiful, fascinating, and still mysterious human body.

 

 

 

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2 risposte a INNERSPACE – SALTO NEL BUIO – review by CLAUDIA MARINELLI

  1. Pingback: INNERSPACE – SALTO NEL BUIO | miglieruolo

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