COCOON – recensione di CLAUDIA MARINELLI – reviewed by CLAUDIA MARINELLI

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Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Tom Benedek
Soggetto: dal libro “Cocoon” di David Saperstein
Montaggio:  Daniel P . Hanley, Mike Hill
Fotografia: Donald Peterman
Musica: James Horner
Cast: Don Ameche, Wilford Brimley, Hume Cronyn, Brian Dennehy, Jack Gilford, Steve
         Guttenberg Maureen Stapleton, Jessica Tandy, Gwen Verdon, Herta Ware, Tahnee Welch
Produzione: USA 1985
Durata: 117 minuti
Oscar: come attore non protagonista a Don Ameche

 Quasi trent’anni fa un giovane Ron  Howard, il Richie Cunningham di “Happy Days”, diresse con garbo questa favola delicata e paradossalmente spietata sulla vecchiaia.

Art (Don Ameche) Ben (Wilford Brimley) e Joe (Hume Cronyn) sono amici di vecchia data e vivono in un  bel pensionato per anziani in Florida con tanto di piscina,  attività ricreative e il Mar dei Caraibi a due passi. Joe e Ben sono ancora sposati con Alma (Jessica Tandy) e Mary (Maureen Stapleton) mentre Art è scapolo. Stanchi di frequentare sempre la piscina del pensionato, i tre amici escono alla chetichella per andare a farsi il bagno nell’elegante piscina coperta di una lussuosa villa disabitata poco distante.

Grande è  il loro disappunto quando scoprono che la villa è stata presa in affitto da Walter (Brian Dennehy) e i suoi tre cugini tra cui la bella Kitty (Tahnee Welch) per quasi un mese. Questi affittuari però non vivono nella villa, hanno infatti affittato la barca dello squattrinato capitano Jack perché li porti in mare aperto a recuperare degli involucri il cui contenuto rimane un mistero. Jack è incuriosito, ma anche molto attratto da Kitty e dunque accetta la situazione. Gli involucri vengono scaricati di notte dalla barca di Jack e portati nella piscina dove vengono aperti: essi contengono degli enormi bozzoli che i quattro cugini depositano con cura sul fondo della piscina.

I tre vecchietti continuano ad andare di nascosto a farsi il bagno nella piscina della villa e se all’inizio rimangono un po’ sconcertati nel trovare i bozzoli, ben presto si convincono che questi siano innocui, anzi l’acqua della piscina risulta più calda e il bagno ben più piacevole. Ben presto i tre vecchietti si sentono ringiovaniti, Joe addirittura completamente guarito da un brutta malattia. Riscoprono la carica sessuale persa da anni e coinvolgono le rispettive donne, che accettano il cambiamento con gioia e stupore. Anche loro vengono iniziate ai benefici della piscina.

Una notte, al largo sulla barca,  Jack attratto da Kitty la vedrà spogliarsi dalla pelle terrena e diventare un essere di luce. Impaurito cerca di scappare ma Walter, il cugino più grande, gli spiega che sono extraterrestri provenienti dal pianeta Antarea, e che sono solo venuti a recuperare venti loro amici lasciati sulla Terra diecimila anni prima, quando Atlantide sprofondò negli abissi dell’oceano. Jack si convince a mantenere il segreto e i quattro cugini continuano le loro immersioni. Un giorno rientrano più presto del solito con il loro cargo e i vecchietti che se la stanno spassando in piscina, devono nascondersi in tutta fretta. Così scoprono la vera natura degli affittuari, ma promettono loro di mantenere il segreto.

Purtroppo i comportamenti degli arzilli vecchietti sono troppo “anomali” e Bernie, un altro amico che vive con la moglie nel pensionato e che è stato messo al corrente del segreto, sparge la voce dell’acqua miracolosa perché vuole fermare gli amici in quanto ritiene che i benefici siano contro natura. La piscina allora viene presa d’assalto dai pensionati desiderosi di ritrovare le forze e la salute perdute. L’affollamento impoverisce l’acqua e due antareani nei bozzoli muoiono. In tutta fretta i cugini devono riportare i rimanenti bozzoli in mare perché ormai non possono sopravvivere al viaggio. Walter però, che per la prima volta prova dolore vedendo morire un suo simile, sviluppa empatia per gli esseri umani e propone loro di portarli su Antarea, dove potranno vivere in buona salute per sempre. I tre amici e le tre loro compagne accettano l’offerta, anche se per Ben questo significa lasciare l’amato nipotino. C’è posto per trenta persone sulla nave aliena e il gruppo di vecchietti lasciano convinti l’ospizio, anche se la polizia sembra volerli fermare. Bernie saluta i suoi amici, ha deciso di non partire in quanto accetta di morire, anche se la sua amata moglie lo ha lasciato  all’improvviso.

Il personale del pensionato scopre che gli anziani vogliono andarsene con persone sconosciute e chiama la polizia che insegue il battello dove stanno gli alieni e i terrestri, ma la navicella riesce a prenderli tutti e parte per il suo viaggio intergalattico.

Cocoon è una favola sulla vecchiaia nella nostra società opulenta, e sulla nostra condizione umana, raccontata con garbo attraverso l’abile e gentile regia di Ron Howard, reduce dal successo di “Splash” l’anno prima. Il film, a distanza di 27 anni dalla sua uscita, è ancora capace di farci passare due ore piacevoli, riflettendo su temi scottanti della nostra società e della nostra vita.

Gli anziani vivono in un bellissimo villaggio, hanno a disposizione cure mediche appropriate e tempestive, favolose piscine, attività di gruppo organizzate, pasti già pronti, il sole e il mare della Florida, ma sono emarginati. Solo Ben e Mary stanno vicino alla figlia e al nipotino, che vedono spesso e al quale sono affezionatissimi, ma gli altri residenti, pur avendo tante persone intorno, vivono lontani dal calore degli affetti familiari, e non hanno legami col mondo all’esterno. Il villaggio diventa così un bellissimo luogo dove aspettare la morte. Certo l’attesa è piacevole e confortevole, anche perché alcuni hanno ritrovato lì amici di vecchia data, ma si tratta pur sempre di attesa della fine. Quando la morte porta via un residente, gli altri hanno imparato a ignorarla.

Nelle nostre società opulente si vive sempre più a lungo, ed è stata una scelta vincente quella dell’umanità di puntare sulla “quantità” di vita. Per un bambino che nasce oggi si parla di una speranza di vita di cento anni. Purtroppo alla “quantità” non corrisponde sempre una “qualità” di vita che permetta alle persone di vivere così a lungo anche in buona salute e in modo produttivo. Spesso gli anziani, come Art, Ben e Joe, sono vecchi nel fisico, ma hanno ancora una mente giovane e accettano male le limitazioni che il corpo impone loro. La soluzione al problema sembra non poter essere umana. I bozzoli allora altro non sono che una nuova versione del tanto agognato elisir di lunga vita, impossibile da trovare sulla Terra. L’immortalità non appartiene a questo mondo, per ottenerla bisogna pagare un prezzo: rinunciare alla nostra umanità.

È giusto?

Il film pone la domanda ma dà due risposte.

Per il gruppo di anziani che lasciano la Terra il prezzo da pagare sembra giusto e non solo a coloro che non hanno più niente da perdere, anche per Ben e Mary, che lasceranno la figlia e il nipotino, la scelta non è molto drammatica. Bernie invece, anche se è rimasto solo perché sua moglie Rose è morta, decide di non partire: “La mia casa è questa, il mio posto è qui.” Risponde agli amichi che gli chiedono il perché della sua scelta. Lui ha accettato la sua condizione umana di essere mortale e limitato, trova giusto proprio perché è uomo, di dover morire, ma augura agli amici di trovare ciò che cercano.

Questo film, forse all’insaputa dello sceneggiatore e del regista, annuncia già nel 1985, quesiti morali attuali e importanti che ci dobbiamo porre di fronte ai nuovi traguardi delle biotecnologie: fino a che punto è giusto manipolare il corpo umano per allungare la vita? Se l’immortalità è raggiungibile solo spogliandoci della nostra umanità, è giusto ambire ad un tale traguardo? Vi sono eminenti personalità della comunità scientifica, come ad esempio Ray Kurzweil, che affermano che presto si fonderà l’intelligenza biologica con quella artificiale, e l’uomo potrà ambire alla vita eterna in quanto potrà rimpiazzare, man mano che si deterioreranno gli organi del suo corpo incluso il cervello, le parti vecchie con congegni artificiali non biodegradabili.

L’elisir di lunga vita lo troveremo dunque impiantando nel nostro corpo congegni avveniristici?

Interessante, come tematica secondaria, è la riflessione sul dolore e la perdita. Gli alieni non conoscono la morte e dunque neanche il dolore per la perdita di un loro simile. Walter è molto arrabbiato perché l’invasione di vecchietti nella piscina ha impoverito l’acqua e due amici dell’antareo muoiono. Per la prima volta Walter piange ed è un’esperienza nuova per lui, dolorosa ma anche illuminante. Solo dopo aver provato dolore comincia a provare empatia per gli esseri umani. Se non si muore, non si soffre neanche e se non si soffre non si può capire la sofferenza e Walter è addolorato per i suoi amici, ma anche grato per aver avuto la possibilità di capire un sentimento che sul suo pianeta non avrebbe mai avuto l’occasione di provare, dunque offre agli umani di portarli su suo pianeta. L’empatia dunque sarebbe un sentimento che gli esseri umani imparano appena nascono proprio perché sono mortali.

Gli interrogativi posti e il modo di raccontare la storia sono i punti forti di questo lungometraggio, che però si perde un po’ alla fine quando vediamo l’intervento della polizia che vuole a tutti i costi fermare i vecchietti che si vedono costretti a scappare. La sceneggiatura allora diventa, negli ultimi dieci minuti, un film d’inseguimento con tanto di poliziotti armati ed elicotteri, nella tradizione hollywoodiana più “di cassetta”.

Possiamo comunque affermare che “Cocoon”, come un buon film di fantascienza, pone interrogativi inquietanti e anche affascinanti, e lo fa facendoci sorridere e regalandoci ore di puro divertimento, e per fortuna segue la tradizione più profonda del genere, che è quella di interrogarsi sul nostro futuro e di esprimere le più profonde aspirazioni e le più inquietanti paure del genere umano.

Director: Ron Howard
Screenplay: Tom Benedek
Based upon the novel “Cocoon” by David Saperstein
Editing:  Daniel P . Hanley, Mike Hill
Photography: Donald Peterman
Music: James Horner
Cast: Don Ameche, Wilford Brimley, Hume Cronyn, Brian Dennehy, Jack Gilford, Steve
         Guttenberg Maureen Stapleton, Jessica Tandy, Gwen Verdon, Herta Ware, Tahnee Welch
Production: USA 1985
Length: 117 minutes
Oscar  to Don Ameche as best supporting actor
 

Almost thirty years ago a young Ron  Howard, former Richie Cunningham in “Happy Days”, gently directed this delicate and beautiful tale about getting old.  

Art (Don Ameche) Ben (Wilford Brimley) and Joe (Hume Cronyn) are long life friends. They live in an assisted living – resort in Florida with beautiful swimming pools, recreational activities, and the Caribbean  sea nearby. Joe and Ben are still married to Alma (Jessica Tandy) and Mary (Maureen Stapleton),  Art is single. Tired of using the resort pool, the three friends sneak out of the facility to bathe in the luxurious indoor pool of a beautiful empty villa nearby. 

Great is their disappointment when, one day, they discover that the villa has been rented for almost a month  by Walter (Brian Dennehy) and his three cousins. One of them is  the pretty Kitty (Tahnee Welch). The tenants don’t live in the villa because they also rented Captain Jack’s boat to sail in the open sea and recover, from the bottom of the ocean, some big and strange shells, whose contents are mysterious. Jack is curious about the cargo but accepts the situation because he’s broke and also very attracted to Kitty. The recovered shells, that really look like big cocoons, are brought ashore during the night and the cousins carefully move them to the bottom of the pool.

During daytime the three old friends keep using the indoor pool, in fact they are a little bewildered when they discover the cocoons in the pool, but they soon convince each other that the cocoons can’t be dangerous. In fact the water is warmer and very pleasant. Soon the three friends start feeling better, stronger and healthier. Joe finds out, when visited by a doctor, that his cancer has disappeared and all of them rediscover the joy of sex with their women. The women accept the change with amazement and joy and the men initiate them to the joy of the pool.   

One night in the open sea Jack, very attracted to Kitty, discovers that when alone in her cabin, she takes off her earth skin to become a  creature of light. The captain is scared and wants to run away but Walter, the eldest of the four cousins, explains to him that they are aliens coming from the planet Antarea to rescue 20 friends left at the bottom of the ocean 10,000 years ago when Atlantis sank into the sea and they had to hurriedly leave the Earth.  Jack  agrees to keep the secret and the four cousins keep on diving to rescue the cocoons. One day the boat comes back earlier to the shore with its cargo, disturbing  the three old friends that are bathing in the pool. They must hide fast and, as soon as the cousins take away their earth skins, Art, Ben and Joe discover  the true nature of the tenants as well. They promise though to keep the secret.  

Unfortunately their new healthy behavior  is really too abnormal, and Bernie, another friend that lives with his wife in the resort, learns about the secret of  Art, Ben and Joe and talks about the benefits of the pool, because he wants to stop his friends from going there, for he believes the benefits are not “natural”. Soon the other old residents learn about the benefits of the water and invade the pool looking for a recovered health and youth.  The crowd drains out the water force and two aliens in their cocoons die. The cousins have to rush and bring back the cocoons into the ocean because they could never survive the journey home now. Walter, for the first time in his life, feels the pain of the loss of  his friends and  starts to feel empathy for human beings that are condemned to die. He  then offers to bring 30 human beings to Antarea, where they’ll never die. The three friends and their partners accept, even though for Ben and Mary this will mean leaving their daughter and their  beloved grandson. The group of old people board Jack’s boat to meet the alien spaceship out in the ocean. Bernie says good bye to them because he feels his place is on Earth and he won’t follow the group.  

The assisted living security guards discover that the residents  are leaving the facility and call the police, they try to stop Jack’s boat as it encounters the alien spaceship, but they fail. Everyone then boards the spaceship and  leaves for the sky.  

 

Cocoon is a graceful, tactful, respectful tale about old age in our wealthy society, and a sort of meditation on our human condition. Ron Howard, who had successfully directed the movie  “Splash” the year before, repeated the venture: after 27 years this long feature can still provide two joyful hours of entertainment, besides raising important issues in our lives and our society.   

The old Art, Ben and Joe live in a  luxurious home, they are provided with excellent medical care, fabulous swimming pools,  fun group activities, cooked meals, the Florida sun and the Caribbean sea, but they are marginalized. Only Ben and Mary live near their daughter and their grandson, that they see all the time.  The other residents don’t have the warmth of any family  affection, and don’t have any link with the exterior world.  The village then becomes a very beautiful place where one waits for death.  Of course waiting is pleasant and comfortable, also because many residents meet old friends in the facility; still, it’s a wait for death to come. When death strikes someone, the other residents learn to ignore it.  

In our wealthy societies we live  much longer than ever before, and it has been a winning choice for humans beings to extend the length of the lives, the life “quantity”. For a child who is born today, statistics say that he’ll have 100 years of life expectancy. Unfortunately there is too little correspondence between “quantity” and “quality”. We live  longer but often the last part of our lives is unproductive and unhealthy. Old people like Art, Ben and Joe, have an old body, but a still young mind and  have much difficulties in accepting the limitations the body imposes on them. The solution is  untenable for it seems there is no human answer to the problem. The cocoons then are another “youth elixir”, impossible to find on Earth. Immortality does not belong to this world. If we ever could somehow in the future reach it, we’ll have to pay a price: give up our humanity.

Is that right?

The movie asks the question, but gives two answers.  

To the group of old people that leave the Earth the price seems right and not only to the ones that have nothing else to loose, but to Ben and Mary too, for they choose to live their daughter and their grandson, and the choice doesn’t  look like a tragedy. Bernie on the contrary, even if he’s alone because his wife died, decides to remain on Earth, to remain human. “This is my home, this is my place,” he answers to his friends who ask him why he doesn’t want to join them . He accepts his human condition, that makes him mortal and limited.  He feels it’s right for him, but wishes for his friends  to find what they are looking for somewhere else in the Universe.

This movie, probably without the screenwriter’s or the director’s knowledge, already announces  in 1985, important issues that we have to face as we learn about the new biotechnology goals: what limits should we place on human body’s manipulations to  make life longer?  And if immortality  can be reached only by  giving up our humanity, is that right to have it as a goal? There are very well known scientists, for example Ray Kurzweil (The Singularity is Near), who are convinced that very soon biological intelligence will be combined with artificial intelligence, so men  could eventually aim for eternal life. In this way we’ll be able to replace deteriorated organs with artificial ones, including the brain. The new body parts  will not be biologically degradable.  

Shall we find long life elixirs by implanting our bodies with futuristic devices? And what are the consequences of using bio technologies in our future society? Is there a “moral” limitation to “what men can do”? And does the “can do” necessarily mean “must do”?

The ongoing debate is very fascinating but also alarming.

The movie is also interesting in its reflection upon pain and loss. Aliens don’t know death, neither consequently, pain for the loss of someone they love. Walter gets very angry when the old  residents invade the pool, for the water becomes poor and two of his friends in their cocoons die. For the first time Walter cries, it’s a new experience for him, painful but illuminating. Only after having experienced pain himself does he start feeling empathy for human beings. If you don’t die, you can’t suffer, and if you don’t suffer you can’t  understand other people’s pain. Walter is heartbroken over his friends’ loss, but also grateful for having had the opportunity to understand a human feeling that he could have never even imagined on his own planet. Empathy  is a feeling linked to mortality.  So will giving up our humanity to live longer make people non empathic to each other?

The issues raised by this movie, and the way the story is told are the very positive things about this movie.  It  unfortunately  loses its grip towards the end when we see the police coming into the story to stop  the old residents  from leaving Earth. During the last ten minutes the screenplay becomes a  classical “Hollywood” movie with police chases, and  of course guns and helicopters.

Cocoon is nevertheless a good  science fiction movie that poses, following good science fiction tradition, important and fascinating questions about our future, our deepest  aspirations, as well as our deepest fears.

 

 

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2 risposte a COCOON – recensione di CLAUDIA MARINELLI – reviewed by CLAUDIA MARINELLI

  1. Rosalyn ha detto:

    Thanks for sharing your thoughts about never cold call.
    Regards

  2. Pingback: COCOON di Ron Howard | miglieruolo

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