ROXANNE – recensione di CLAUDIA MARINELLI

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Regia: Fred Schepisi
Sceneggiatura: Steve Martin
Soggetto: ispirato a  “Cyrano De Bergerac” di Edmond Rostand
Musica: Bruce Smeaton
Montaggio: John Scott
Costumi: Jeffrey Kurland
Fotografia: Ian Baker
Cast: Steve Martin, Daryl Hannah, Shelley Duvall, Michael J. Pollard, Fred Willard, Michael J. Pollard, Rick Rossovich
Genere: Commedia
Produzione: U.S.A. 1987
Durata: 105 minuti
Nomination: Steve Martin ai Golden Globe nella categoria “miglior attore in un film commedia o musicale”

Alle volte il teatro va al cinema, e alcuni sceneggiatori e registi decidono di portare sul grande schermo le opere di grandi drammaturghi, Sheakespeare è uno tra i prediletti.

“Roxanne” è la trasposizione ai nostri giorni della famosa opera teatrale di Edmond Rostand, “Cyrano De Bergerac”, scritta alla fine dell’Ottocento, ma ambientata durante il regno del Re Sole.Siamo nella deliziosa, accogliente e tranquilla località sciistica di Nelson, nello stato di Washington (il film però è stato girato nella  British Columbia), composta di casette unifamiliari, i cui tetti  fanno capolino tra le mille sfumature di verde della fitta coltre, che copre le montagne della regione. La cittadina dove si svolge la vicenda sembra avere una sua personalità.

L’estroso, intelligente e colto pompiere capo D.C. Bales, Charlie, ha un naso enorme che porta con orgoglio a spasso per le strade della cittadina, come a sfidare chiunque voglia prenderlo in giro.  E non è tenero con chi lo fa. Roxanne, una studentessa di astronomia, è arrivata in città per l’estate e ha affittato la casa di Dixie, un’amica del pompiere.

Tra Roxanne e Charlie s’instaura subito una facile amicizia ma, qualsiasi implicazione sentimentale da parte di Charlie viene interrotta dall’arrivo del pompiere Chris, Rick Rossovich, belloccio, goffo e stupidotto, che cattura subito l’attenzione di Roxanne. Purtroppo Chris è un impacciato maldestro e Roxanne, non capendo perché la eviti, chiede aiuto a Charlie per avvicinare il suo collega pompiere.  Charlie è deluso ma parla con Chris, che gli svela il suo segreto: è completamente negato in quanto a rapporti con l’altro sesso. Charlie allora gli suggerisce di scrivere alla bella. 

Ma se Chris non riesce a parlare alle donne, riesce ancora meno a scrivere e così è Charlie che scrive a Roxanne firmando col nome di Chris.  Roxanne in un primo momento è sorpresa dalla lettera, ma ciò che vi è scritto è così romantico che ne rimane affascinata. Segue un primo incontro tra Roxanne e Chris, fornito di auricolari con i quali Charlie gli suggerisce cosa dire a distanza. Tutto va per il meglio fino a quando gli auricolari smettono di funzionare e Chris rivela la sua vera natura con delle battute irrispettose. Roxanne offesa, lo caccia e sarà Charlie, la sera, parlandole nascosto tra gli alberi del giardino e fingendosi Chris, che la riconquisterà raccontandole il suo amore. Chris passerà la notte con Roxanne, lasciando Charlie deluso.

La mattina seguente Roxanne deve partire  all’improvviso e, non riuscendo a salutare Chris, lascia a Charlie il suo indirizzo. Mentre Charlie scrive tre lettere d’amore al giorno a Roxanne, sempre firmandosi col nome di Chris e all’insaputa di quest’ultimo, Chris conosce una barista che gli propone  di partire con lei per la California. Roxanne conquistata dalle romantiche lettere di Charlie torna prima del previsto e il capo pompiere, che stava scrivendo l’ennesima lettera, corre ad avvertire Chris, dimenticando nel locale di Dixie, con la quale si è confidato, la lettera non finita. L’amica l’apre e legge.

Il secondo incontro tra Chris e Roxanne si rivela deludente e Chris la lascia per andare in California scrivendole un biglietto. Dixie infila sotto la porta della casa dove abita Roxanne l’ultima lettera di Charlie, e così la ragazza finalmente capisce che Charlie è innamorato di lei e gli chiede spiegazioni. Il pompiere si dichiara infine e Roxanne è arrabbiata per essere stata a letto con Chris, perché convinta dalle parole di D.C. I due litigano ma Charlie deve scappare: un incendio sta divampando in città. Dopo aver domato l’incendio Charlie torna a casa avvilito, ma ecco che appare Roxanne che, dal giardino si dichiara dicendogli prima che ama il suo naso e poi che lo ama.  Il lieto fine è così assicurato.

Perché Steve Martin ha voluto scrivere una sceneggiatura ispirandosi al famoso personaggio di Cyrano? Che cosa ha voluto dirci con questa piccola, dolce, nostalgica e divertente commedia che ha perso in parte la complessità del dramma romantico al quale si ispira, ma non per questo è diventata un’opera superficiale? Proprio perché lo sceneggiatore non ha avuto la “velleità” di eguagliare Rostand, intitolando con intelligenza la sua creazione “Roxanne”,  ci regala quasi due ore di godibile divertimento.

Si tratta in fondo di una storia “cotta e ricotta”. Un uomo intelligente ma brutto ama una bella ragazza, che però ama un uomo  bello ma stupido. L’uomo brutto aiuta l’uomo bello a corteggiare la ragazza, ma poi lei realizza di essere innamorata dell’uomo brutto.

Come ha fatto Steve Martin scrivere con queste premesse una divertente e intelligente commedia? Dando arguzia al personaggio principale, aggiungendo battute brillanti, arricchendo la trama di piccole “sotto trame” spassose, e facendo diventare il film una piccola favola che ripropone il vecchio problema della forma e della sostanza.

Charlie ha un dramma: il suo viso è sfigurato da un enorme e brutto naso. Come Cyrano, Charlie si è fabbricato un insieme di difese contro un mondo dove le apparenze sono sempre così importanti: ha sviluppato una prontezza di spirito poco comune, usa in modo eccellente l’arma della parola per ridicolizzare chi lo vuole umiliare (divertentissima la scena in cui C.D., modernizzando la tirata di Cyrano, sforna venti battute sul tema “avete un naso grande”), sa difendersi anche se deve venire alle mani (non usa la spada, ma una racchetta da tennis, beh siamo nel Wisconsin nell’anno 1987), è intelligente, colto, leale, sognatore, appassionato e anche dolce! Ma Charlie ha perso tutte le spigolosità dell’antico personaggio e vive sereno nel suo ambiente,  si è conquistato l’amicizia e il rispetto dei suoi concittadini, li ha educati a non parlare del suo naso, non è arrabbiato o deluso, ed è rimasto, nonostante la sua evidente voglia insoddisfatta di amore, una persona gentile. Perché Charlie abbia scelto di fare il mestiere di pompiere, non lo sappiamo. Forse perché riesce a sentire l’odore di un fuoco a distanza? Perché vuole aiutare la gente in caso di bisogno? Oppure era un mestiere nel quale la taglia del naso non aveva importanza per fare carriera, ed in effetti lui è diventato il capo della caserma. Se nel dramma di Rostand fin dall’inizio intuiamo che la storia “non finirà bene”, proprio perché il suo personaggio principale è tutto d’un pezzo, nel film di Schepisi, già dalle prime battute, capiamo di trovarci in una commedia romantica a lieto fine. La bravura dello sceneggiatore è evidente, ha letto e riletto il “Cyrano De Bergerac”, lo ha amato e stimato,  per poi rielaborarlo e creare un personaggio coerente e “adatto a lui”. E per scrivere la sceneggiatura forse ha usato il gioco dei “se…?”

Che cosa sarebbe successo se Cristiano fosse stato bello ma anche un po’ cafone e si fosse leggermente  tradito? Se Roxanne avesse avuto dei dubbi?  Ma soprattutto: cosa sarebbe successo se Cyrano fosse stato solo un po’ meno “tutto d’un pezzo”, un po’ meno “eroe” accettando l’umanità per quella che è? Se avesse avuto un’amica con la quale confidarsi? Rispondere a queste domande in modo coerente, soprattutto alle ultime due, ci porta con facilità al finale dallo sceneggiatore. Qual è l’episodio importante che permette il lieto fine? La lettera dimenticata da Charlie accanto all’amica Dixie. Dixie la legge e fa in modo che Roxanne la legga, perché chi trova un amico trova un tesoro e Dixie vuole bene a C.D. Cyrano non ha amici, è troppo burbero, troppo tutto d’un pezzo, troppo solo, troppo sfiduciato negli esseri umani anche solo per considerare di parlare con qualcuno del suo amore. Ma non Charlie.

Roxanne, ben interpretata dalla bellissima Daryl Hannah, è attratta dalle apparenze, ci convince quando non riconosce la voce di Charlie che dal giardino la  riconquista, dopo la brutta “gaffe” di Chris, e supponiamo che quest’ultimo, una volta entrato nel suo letto, non abbia aperto bocca. Mai un amore è stato tanto cieco.

Ma Roxanne ha dei dubbi, però la bravura di Charlie li spazza via, perché lei vuole credere alla favola. Ed è così palese che i due siano fatti l’uno per l’altra, tanto che  vorremmo dire al personaggio: “Ma non capisci che C.D. è l’uomo giusto per te?” Lei è un’astronoma, colta, di buona educazione e gentile.  Come può non essere attratta da un uomo così delicato, appassionato, semplice e simpatico? E come capiamo che oltre alla capacità di C.D. di essere brillante è anche colto e dolce? Attraverso sottili messaggi come l’arredamento della sua casa, accogliente, luminosa e piena di libri, con riproduzioni di Chagall e Arcimboldo alle pareti, e da come allena la sua squadra di pompieri al ritmo dei valzer di Strauss.

Sarà durante la litigata finale che i due personaggi principali sveleranno le loro insicurezze, pur rispettando le regole del gioco della sceneggiatura. Sono coerenti e svelano le loro fragilità, perché altrimenti non potrebbero mai rendersi conto dei loro sbagli e cambiare. “Tu volevi tutto,” grida D.C. a Roxanne. “Tutta la poesia e tutto il turbamento confezionati in un bel nasino,”  e solo dopo aggiunge “e in un super body.”

E lei è arrabbiata perché ha ceduto solo alle apparenze, ha ricommesso lo sbaglio di confondere il sesso con l’amore, come col suo precedente ragazzo. È  fragile, per giustificarsi, più a se stessa che con D.C. dice: “Io neanche lo considero di essere stata a letto con lui.” Ma la verità è che non è stata capace di andare oltre alle apparenze. La litigata permetterà a Roxanne di fare il punto e di capire chi ama e che la bellezza è qualcosa che si ha dentro, non è un concetto “fisico”. E difatti alla fine prima di dire a Charlie che lo ama, dichiarerà il suo amore al suo naso, e non solo per rassicurarlo, ma anche per inviarci il messaggio che dietro a un brutto naso si può nascondere  un bellissimo uomo.  

“Roxanne” vive una vita tutta sua per 105 minuti, è legato dal filo della “ispirazione” con il dramma di Rostand, ma il paragone con questo è impossibile, assurdo, oltre a essere sciocco. Steve Martin non ha cercato di essere realistico, e l’idea è stata vincente. Charlie, Roxanne e Chris, accompagnati da tutta la cittadina di Nelson, sono credibili perché appartengono a quel piccolo universo coerente e stravagante, condito di brillanti battute e romanticismo “rosa”, che la penna dello  sceneggiatore ha creato per raccontare questa storia. Le situazioni e i personaggi si evolvono seguendo le loro regole, con una logica ferrea, per permettere a noi, seduti in sala, di saltare a piedi pari nel mondo di questa originale e intelligente favola hollywoodiana, e sognare ancora.

Una piccola nota.

Colgo l’occasione per raccontare la mia esperienza con Cyrano. Ho letto il dramma a quindici anni, l’ho letto e riletto così bene che quando andai a vederlo a teatro, recitato dal grandissimo Jean Marais (abitavo in Francia all’epoca) mi accorsi che aveva sbagliato un paio di parole recitando la tirata dei “No grazie”. Lo spettacolo fu bellissimo e Cyrano, come scritto dall’autore, nella morte si portò solo il suo pennacchio. Trovata per me geniale di Rostand, e perfettamente coerente col personaggio.

Ho rivisto tre volte il Cyrano in Italia, ed erano delle produzioni di qualità, anche se certo, tradotto il dramma perde parte della sua bellezza linguistica (è un’opera in versi). Con mio sommo dispiacere questi tre Cyrano morivano portandosi… portandosi… …  niente di niente! Il regista aveva eliminato la battuta finale!

Una volta mi è stato spiegato che in questa maniera si era umanizzato Cyrano. Ma io vi domando: un personaggio simile ha bisogno di essere umano? E basta togliergli il pennacchio per farlo diventare più “vero”?

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Mi piace il cinema e ho aperto questo blog, vediamo che succede!
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