GATTACA – Recensione di CLAUDIA MARINELLI please scroll down for ENGLISH

 
Regia: Andrew Niccol
Soggetto: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Scenografia: Jan Roelfs (nominato agli oscar 1998)
Montaggio: Lisa Zeno Churgin
Fotografia: Slawomir Idziak
Musica: Michael Nyman
Genere: Fantascienza
Cast: Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law, Loren Dean, Alan Arkin, Gore Vidal
Produzione: U.S.A. 1997

 Andrew Niccol, neo zelandese, (il suo ultimo film “In Time” è uscito in Italia il 17 febbraio scorso) con “Gattaca” esordisce alla regia del suo primo lungo metraggio, portandoci in un futuro alquanto prossimo.  

La manipolazione genetica degli embrioni è una pratica accettata e i genitori possono scegliere di “migliorare” il genoma dei propri discendenti. La società è divisa in “validi”, coloro concepiti in provetta, con DNA manipolato e migliorato, e i “non validi” concepiti con metodo naturale. E anche se la discriminazione è illegale, di fatto i “non validi” sono relegati a fare i mestieri più umili. Al “non valido” Vincent Freeman, Ethan Hawke, (non a caso il nome del personaggio significa “colui che vince ed è libero”)

sono stati diagnosticati alla nascita un insieme di difetti e patologie che svilupperà durante la sua esistenza: miopia, problemi emotivi, e una sofferenza cardiaca che non gli permetterà di vivere oltre i trent’anni. Suo fratello minore Anton, (Lauren Dean) concepito in provetta, è praticamente perfetto. Vincent però cresce in buona salute e sogna di viaggiare nello spazio e di lavorare alla Gattaca Corporation. Ma come può Vincent ovviare ai controlli genetici e ai pregiudizi per diventare astronauta? L’unico modo possibile è farsi prestare l’identità di un “valido” con un profilo genetico superiore. Jerome Morrow (il cognome significa “il domani”), Jude Law, un “valido” ex campione di nuoto ora paraplegico a causa di un incidente, vende a Vincent il suo “materiale genetico”, urina, sangue, capelli ecc.. per passare tutti i test genetici ed essere assunto a Gattaca.

Vincent eccelle nel suo lavoro e viene scelto per la missione di un anno su Titano, uno dei satelliti di Saturno.

Ma una settimana prima della partenza un direttore di Gattaca è assassinato e nel corso delle indagini, dirette da Anton, che nel frattempo è diventato un poliziotto, e dal detective Hugo (il bravissimo Alan Arkin) viene rinvenuta una sopracciglia di Vincent. La caccia è aperta all’impostore “non valido”, che tutti credono sia anche l’assassino. Vincent riesce a evitare dei controlli mentre instaura un legame con Irene (Uma Thurman, il suo nome significa portatrice di pace), alla quale viene negata la possibilità dei viaggi interplanetari per un piccolo difetto al cuore.

L’indagine si fa serrata ma, grazie all’aiuto di Irene, Vincent non è smascherato, mentre viene incriminato il vero colpevole: il responsabile del programma spaziale, che ha commesso il crimine per impedire al direttore assassinato di cancellare la missione su Titano. Vincent dovrebbe dunque partire per Titano, ma Anton, che lo ha riconosciuto vuole denunciarlo accusandolo di essere un impostore.

I due fratelli si sfidano, come quando erano bambini, in una gara di nuoto e Vincent, nonostante un bagaglio genetico inferiore, riesce a vincere. Anton gli lascia così vivere la sua vita. Il giorno della partenza a sorpresa ecco che Vincent deve sottoporsi all’ultimo esame delle urine. Smascherato dal medico di Gattaca viene anche da questo aiutato. Il medico cancella i risultati e gli permette di partire. Si capisce che il medico ha sempre saputo quale era la vera identità di Vincent perché ha un figlio, un “valido” non perfettamente  riuscito, che lo ammira tantissimo per il fatto di aver realizzato il suo sogno anche se “non valido”. Vincent parte per il suo viaggio verso Titano, mentre Jerome decide di mettere fine alla sua vita dopo aver lasciato a Vincent abbastanza sangue e urine per tutta la vita.

 Il film, realizzato mentre si stava mappando l’intero genoma umano, e uscito nelle sale pochi mesi dopo l’annuncio della nascita di Dolly, la prima pecora clonata, pone una serie di interrogativi tanto inquietanti quanto ancora attualissimi.

Sono i geni a decidere della nostra vita? Che peso ha il codice genetico sul nostro divenire o forse il nostro “destino”? Che cosa significa manipolare il DNA?  È giusto manipolarlo? Possiamo o dobbiamo interferire con la natura? E se decidiamo di interferire sul codice genetico dei nostri discendenti, quali saranno le conseguenze? Come scegliere quali embrioni manipolare ed eventualmente migliorare? E basta avere un DNA perfetto per essere perfetto? Per essere felice? E la perfezione che cosa è?

A distanza di 15 anni dall’uscita del film nelle sale, ancora non abbiamo una risposta sicura a tutte queste domande.

            Il film può avere più chiavi di lettura, a prescindere dall’ambientazione fantascientifica necessaria per la storia che Niccol voleva raccontare.

I “validi” e “non validi” ci ricordano tristemente  le discriminazioni razziali, e le teorie sulla superiorità delle razze che cercavano dei fondamenti scientifici “obiettivi” quali ad esempio la circonferenza del cranio o l’altezza di un popolo rispetto a un altro. Teorie sempre molto controverse e oggi abbandonate, per fortuna. Nel futuro, una conseguenza della manipolazione genetica, potrebbe essere un tipo di razzismo fondato su basi scientifiche riconosciute come vere dalle comunità scientifiche del mondo. E vivere in un mondo simile non sarà certo facile per i meno dotati.

Chi deve decidere di potenziare o manipolare un embrione? Il film sembra dare una risposta chiara: i genitori. La scelta si fa liberamente, gli embrioni naturali fecondati e non manipolati, sono buttati perché “Non sono bambini,” dice il medico ai genitori di Vincent che desiderano manipolare il genoma di uno dei quattro embrioni fecondati, che diventerà poi Anton, “solo mere possibilità.” Ma gli interrogativi aperti sono tantissimi: quanto costerà manipolare i genomi? Solo le persone abbienti potranno farlo? Come sarà questa società del futuro? Solo i ricchi potranno avere bambini più dotati, più intelligenti? Il potere politico ed economico sarà di conseguenza gestito solo dalle persone ricche?

L’uomo è il fautore del  suo destino? Oppure ciò che è scritto nel nostro codice genetico determina tutte le nostre scelte? Nel mondo di Gattaca tutti, tranne Vincent e poi Jerome ed infine Irene, sembrano pensare che i geni siano l’unico fattore determinante del successo di un individuo. Basta dotare il bambino delle qualità genetiche giuste per far di lui una  persona “vincente”. La visione è molto deterministica e, visto che siamo in un film in cui il tempo della narrazione è limitato, senza  “sfaccettature”, ma riapre di sicuro l’interessante dibattito sull’importanza dell’educazione e dell’ambiente sociale sulle scelte degli uomini.

L’essere geneticamente senza difetti è la garanzia per la felicità? E la felicità che cosa è? I personaggi del film non sembrano felici. Il mondo presentato da Niccol è popolato da gente bella ma che ride pochissimo e non si tocca. I contatti umani sono formali e freddi. Solo Irene sorride a Vincent e si  lascia andare dopo aver capito che lui non è interessato al suo codice genetico, di cui lei è insoddisfatta. E scopriamo che Jerome non aveva avuto un incidente, ma aveva cercato in passato di suicidarsi perché era arrivato secondo nella gara di nuoto più importante della sua vita.

Vincent ha un sogno: volare nello spazio. Il suo sogno sembra irrealizzabile perché lui è nato “inferiore”, perché tutti sono convinti che i geni siano i soli responsabili del successo, perché nessuno valuta qualità che la scienza non può misurare, come la capacità di sacrificarsi e di credere nei  propri sogni, la forza di volontà, la tenacia, il profondo desiderio di migliorare, che permette di superare se stessi e di raggiungere obiettivi insperati. Eppure il “non valido” Vincent, a dispetto del suo perfetto fratello, e della società in cui vive,  riesce a diventare astronauta. Un dialogo alla fine del film forse sintetizza al meglio il pensiero del regista-sceneggiatore. Vincent partirà per Titano la mattina seguente e saluta Jerome sulla sedia a rotelle dicendogli: “Grazie.” Jerome risponde: “Ti ho solo prestato il mio corpo, tu mi hai prestato il tuo sogno.”

Se si nasce geneticamente perfetti, programmati per riuscire in tutto ciò che vogliamo realizzare, perché sognare? Forse è questo l’interrogativo più interessante che Niccol pone agli spettatori: perché  “conservare” l’uomo imperfetto? Perché salvarlo visto che è limitato? Jerome, il perfetto, colui che avrebbe dovuto vincere il campionato mondiale di nuoto, colui che era geneticamente concepito per realizzare il massimo realizzabile nello sport, e Vincent l’imperfetto che supera se stesso, ci danno la risposta: perché può sognare. Non sono forse i sogni, e la nostra capacità di realizzarli, ciò che ci distingue da qualsiasi altro essere vivente su questa Terra? Se eliminiamo i nostri difetti, sì forse saremo perfetti (ammesso  di sapere un giorno con precisione cosa “perfetto” significhi), ma elimineremo anche parte della nostra più profonda umanità. Per diventare che cosa? Il dibattito è aperto.

            La colonna sonora del film, scritta e diretta dal compositore inglese Michael Nyman è veramente bellissima. Il musicista ha recepito le tematiche profonde del film e ha saputo dotare le immagini di uno spessore particolare.

            E menzioniamo anche la scenografia, così essenziale, di Jan Roelfs, nomitato agli oscar. Ci possiamo solo rammaricare che non abbia vinto.

            Se vi piacciono le tematiche del film, vi consiglio di leggere un interessantissimo saggio che tratta dei problemi di manipolazione genetica e le sue conseguenze nella nostra vita presente e futura:  “Our Posthuman Future” di Francis Fukuyama.

GATTACA  Review  by Claudia Marinelli

Direction: Andrew Niccol
Story: Andrew Niccol
Screenplay: Andrew Niccol
Production Design: Jan Roelfs (Oscar nomination in 1998)
Editing: Lisa Zeno Churgin
Cinematography: Slawomir Idziak
Music: Michael Nyman
Genre: Science fiction
Cast: Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law, Loren Dean, Alan Arkin, Gore Vidal
Production: U.S.A. 1997
Producers: Danny De Vito, Michael Shamberg, Stacy  Sher

 Andrew Niccol, the New Zealand director, carries us into the not-too-distant future with his first feature film in which genetic manipulation of the embryo is accepted worldwide, and parents can choose to “improve” their own descendants’ genomes. Society is divided into “valids”, the ones that have been artificially conceived, with manipulated and improved genomes, and “in-valids”, conceived in a natural way. And although discrimination is illegal, in fact the “in-valids” are constrained to humble jobs.

The “in-valid” Vincent Freeman, (Ethan Hawke, the name itself means free winner) was diagnosed at birth with many defects and pathologies,  that he will eventually develop during his life time: myopia, emotional problems, and a heart condition that will enable him to live more than thirty years. His younger brother Anton (Lauren Dean) artificially conceived, is positively perfect. Vincent grows up  healthy, dreaming of becoming a space traveler and working at Gattaca Corporation. But how can Vincent obviate the genetic controls and  prejudices to become an astronaut? The only possible way to fulfill his dream is to use a “valid” identity, with a superior genetic profile. Jerome Morrow, (Jude Law), a former “valid” swimming champion, now paraplegic because of a bad accident, sells to Vincent his “genetic material”: urine, blood, hair, etc.. to pass all the genetic tests and to be hired at Gattaca. Vincent excels in his job, and is chosen for a one year mission to Titan, one of Saturn’s satellites.

But a week before departure a Gattaca director is murdered and, as the investigation, directed by Anton, Vincent’s brother who has become a policeman, and detective Hugo (Alan Arkin)  proceeds, one strand of Vincent’s hair is found. It’s then  open hunt for the impostor “in-valid”, who everybody thinks is also the murderer. Vincent manages to avoid many controls as he gets sentimentally involved with Irene (Uma Thurman, her name means peace), who is forbidden to space travel because of a slight heart condition. With Irene’s help Vincent manages to remain unmasked and the real murderer is finally incriminated. Vincent can now fly to Titan but Anton, who has identified his own brother, accuses him of being an impostor, and wants to destroy his career. The two brothers challenge each other, as they used to do during their childhood, in a swimming competition and Vincent wins the race. Anton then lets Vincent live his life. On the day of the departure, unexpectedly Vincent has to pass the last genetic urine control and Gattaca’s doctor  figures out Vincent’s real identity, but lets him leave anyway, and erases the results. The doctor probably always knew Vincent’s secret, but covered him because he has a son, a “valid” with some problems, that deeply admires the astronaut, for realizing his dream even as an “in valid”. Vincent leaves for his trip to Titan as Jerome decides to end his own life after having left enough blood and urine to last Vincent’s whole life time.

The movie was produced as the scientific community was mapping the entire human genome, and was released a few months after the announcement of the first cloned sheep’s birth, Dolly. It inquires   about many burning and alarming issues, that have not still been resolved:  Do our genes decide our lives? What is the importance of the genetic code on our destiny? What is the meaning of DNA manipulation? Is it right to manipulate DNA? Can we or should we interfere with nature? And if we do decide to interfere with the genetic code of our descendants what will be the consequences? How can we decide the “right” embryo to manipulate and eventually improve? And is it enough to have a perfect DNA to be perfect? To be happy? And what is perfection?

While the movie was released 15 years ago, we still don’t have straight answers to these questions.  The movie can be “read” in many ways, besides the science fiction setting that was necessary for the story Niccol wanted to tell.

The “valids” and “in valids” sadly remind us of racial discrimination, and the race superiority theories that look for objective and scientific foundations such as  skull circumference, or height to justify themselves. Contentious theoriesthat luckily have been abandoned today. In the future a DNA manipulation consequence could be a kind of racism by scientific communities recognized as true around the world. For the less gifted people life will then be very difficult in such an environment.

Who will make the decision to manipulate an embryo’s DNA? The movie seems to give a straight answer to this question: the parents. It’s free choice. The natural fertilized embryos that weren’t manipulated will be discarded because “They are not children,” the doctor tells Vincent’s parents that came to him to improve one of the four embryos that will become Anton, “but just possibilities.” But many questions can arise: how much will the manipulation cost? Will only wealthy people be able to access it? What will future society become? Will only rich people  have more gifted children, more intelligent descendants? Will the political and economic power  then be only in rich people’s hands?

Are men promoters of their own destiny? Or does what is written in our genetic code decide all our choices? In the Gattaca world everyone, but Vincent and the Jerome, and finally Irene, seem to think that genes are the only important factor for the individual’s success. It is enough to give a baby the right genetic qualities to turn it into a “winning” individual.  The vision is very deterministic. But it does reopen an interesting debate on the importance of education and social environment on human’s choices and behavior.

Does genetic perfection guarantee happiness? And what is happiness after all? The characters in the movie don’t seem happy. The world Niccol shows us is populated by beautiful people that hardly smile and hardly touch each other. Human contacts are cold and formal. Only Irene smiles at Vincent and lets herself go after she understands that he’s not interested in her genetic code, with which she herself is dissatisfied.  

Vincent has a dream: to fly into space. His dream seems impossible because he was born “inferior”, because everyone is convinced that genes are responsible for success, because nobody cares to evaluate qualities that science can’t measure such as the willingness to sacrifice and to believe in dreams, will power, and this deep desire for “becoming better” that allows one person to surpass himself and reach  un-hoped for dreams. Nevertheless the “in-valid” Vincent, despite  his perfect brother, and the society he lives in, manages to become an astronaut. A dialogue at the end of the movie may summarize the screenwriter’s thoughts. Vincent will leave for Titan the following morning and says good-by to Jerome on the wheelchair saying: “Thank you.” And Jerome answers: “I just gave to you my body, you gave me your dream.”

If we are born perfect, programmed to succeed in everything we want to accomplish, why should we dream? I think this is the most interesting question Niccol asks the audience: why should we “keep”  the imperfect man? Why save him even if he’s limited? Jerome, the failed perfect one, who was genetically programmed to realize the maximum in sports, and Vincent, the imperfect one who surpasses himself , give us the answer: because he can dream. Aren’t our dreams and our will to fulfill them, what make us different from any other living creature on our planet? If we eliminate our defects, we might of course become perfect (assuming that we’ll know what perfection means sometimes in the future) but we’ll erase also a part of our deepest humanity… to become what? The discussion is still open.

The original music score, written and directed by the English composer Michael Nyman, is really beautiful. The musician comprehended the movie’s deep thematic content and could give the images special insight. We also want to  mention production designer Jan Roelfs, who won an Oscar nomination.   

If you would like more information and debate on the problems that arise in the movie  I advise you to read a very interesting nonfiction book about the problems genetic manipulation can bring us, and its consequences on our present and future life: “Our Posthuman Future” by Francis Fukuyama

 

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